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Nato nel 1960 a Pavia, vivo a Roma. Docente di Lettere nei licei, poi pure di Religione cattolica, quando ho vinto una cattedra nella scuola statale, ho preferito rinunciare per proseguire e arricchire l’esperienza di far crescere un nuovo modello scolastico, sostenuto dalle famiglie degli alunni e incentrato sull’impegno educativo comune famiglia – scuola. Con i colleghi, ho riscoperto l’importanza di leggere in classe e di aiutare gli alunni a prendere contatto diretto con i testi classici, che – come Calvino ha insegnato – “ci leggono”: vedi alle voci Virgilio, Dante, Tolkien,... Da quindici anni, accompagno le prime medie nell’avventura di leggere integralmente l’Eneide; e mi sono appassionato a scovarvi trame narrative robuste e delicate, da riscoprire e rivalutare. Amo il contatto con la natura, le attività agricole e l’apicoltura. Vivendo a Roma da quasi trent’anni, mi sono accorto che l’epigrafia può essere un incentivo per gli alunni ad interessarsi al latino, al greco… semplicemente imparando a guardarsi intorno con curiosità. Così sono nati i laboratori epigrafici che hanno il semplice pregio di aver divertito docenti e discenti.

sabato 6 aprile 2013

IN SICILIA, ASCANIO E… PRIAMO! (Eneide, V, 545-602)

Cavalieri romani in battaglia (dal Mausoleo di Glanum, di età augustea)
At pater Aeneas nondum certamine misso
custodem ad sese comitemque impubis Iuli
Epytiden vocat, et fidam sic fatur ad aurem:
“Vade age et Ascanio, si iam puerile paratum
agmen habet secum cursusque instruxit equorum,
ducat avo turmas et sese ostendat in armis
dic” ait. Ipse omnem longo decedere circo
infusum populum et campos iubet esse patentis.
Incedunt pueri pariterque ante ora parentum
frenatis lucent in equis, quos omnis euntis
Trinacriae mirata fremit Troiaeque iuventus.
Omnibus in morem tonsa coma pressa corona;
cornea bina ferunt praefixa hastilia ferro,
pars levis umero pharetras; it pectore summo
flexilis obtorti per collum circulus auri.
Tres equitum numero turmae ternique vagantur
ductores; pueri bis seni quemque secuti
agmine partito fulgent paribusque magistris.
Una acies iuvenum, ducit quam parvus ovantem
nomen avi referens Priamus, tua clara, Polite,
progenies, auctura Italos; quem Thracius albis
portat equus bicolor maculis, vestigia primi
alba pedis frontemque ostentans arduus albam.
Alter Atys, genus unde Atii duxere Latini,
parvus Atys pueroque puer dilectus Iulo.
Extremus formaque ante omnis pulcher Iulus
Sidonio est invectus equo, quem candida Dido
esse sui dederat monimentum et pignus amoris.
Cetera Trinacriis pubes senioris Acestae
fertur equis.
Excipiunt plausu pavidos gaudentque tuentes
Dardanidae, veterumque agnoscunt ora parentum.
Postquam omnem laeti consessum oculosque suorum
lustravere in equis, signum clamore paratis
Epytides longe dedit insonuitque flagello.
Olli discurrere pares atque agmina terni
diductis solvere choris, rursusque vocati
convertere vias infestaque tela tulere.
Inde alios ineunt cursus aliosque recursus
adversi spatiis, alternosque orbibus orbis
impediunt pugnaeque cient simulacra sub armis;
et nunc terga fuga nudant, nunc spicula vertunt
infensi, facta pariter nunc pace feruntur.
Ut quondam Creta fertur Labyrinthus in alta
parietibus textum caecis iter ancipitemque
mille viis habuisse dolum, qua signa sequendi
frangeret indeprensus et inremeabilis error;
haud alio Teucrum nati vestigia cursu
impediunt texuntque fugas et proelia ludo,
delphinum similes qui per maria umida nando 
Carpathium Libycumque secant luduntque per undas.
Hunc morem cursus atque haec certamina primus
Ascanius, Longam muris cum cingeret Albam,
rettulit et priscos docuit celebrare Latinos,
quo puer ipse modo, secum quo Troia pubes;
Albani docuere suos; hinc maxima porro
accepit Roma et patrium servavit honorem;
Troiaque nunc pueri, Troianum dicitur agmen.
Hac celebrata tenus sancto certamina patri.

Ma il padre Enea, non ancora finita la gara,
chiama a sé Epitide, tutore e compagno 
del giovane Iulo e così parla all'orecchio fidato: 
"Orsù vai e di' ad Ascanio se ha già con sé pronta 
una giovane schiera ed ha disposto la giostra di cavalli,
guidi le squadre per il nonno e si mostri nelle armi"
disse. Egli ordina che tutto il popolo, entrato
nel grande circo, si ritiri e si liberi il campo.

Avanzano i ragazzi, insieme sotto lo sguardo dei genitori
brillano sui cavalli frenati, e tutta la gioventù della Trinacria
e di Troia, ammirandoli mentre procedono, freme.
Secondo l'uso, tutti han la chioma cinta di una ghirlanda rasa;
portano due aste di corniolo con punta di ferro,
Una parte, leggere faretre in spalla; una collana di duttile 
oro intrecciato corre sul collo.
Tre squadre in tutto di cavalieri e tre capitani
volteggiano; seguendo ciascuno, sei e sei ragazzi 
con schiera divisa splendono e con a capo i maestri.
Guida una schiera esultante di giovani il piccolo
Priamo, che ripete il nome del nonno, tua famosa progenie,
o Polite, destinata ad accrescere gli Itali; e lo porta
un cavallo tracio bicolore, con macchie bianche, che mostra
pezze bianche in fondo al piede e, dritto, la fronte bianca.
Secondo è Atis, da cui i latini Azii trassero la stirpe,
il piccolo Atis, ragazzo amato da Iulo ragazzo.
Ultimo e prima di tutti bello d'aspetto, Iulo,
e portato da un cavallo sidonio, che la candida Didone
aveva donato, in ricordo e in pegno del suo amore.
L'altra gioventù è portata da cavalli trinacrii dell'anziano
Aceste.
Li accolgono con l'applauso, e si divertono a vederli timidi,
i Dardanidi; e riconoscono i volti degli antichi antenati.
Dopo che lieti sui cavalli osservarono tutta l'assemblea
e gli occhi dei loro, da lontano Epitide diede con un grido
il segnale ai pronti e schioccò con la frusta.
Essi allineati corsero ed aprirono le schiere a tre a tre,
separati i gruppi, e di nuovo chiamati
invertirono le vie e portarono le armi puntate.
Poi iniziano, affrontandosi, altri giri ed altri ritorni
negli spazi, ed intrecciano giri alterni con giri
e in armi evocano figure di battaglia;
or con la fuga scoprono le spalle, ora aggressivi
volgon le armi, ora fatta la pace cavalcano in linea.
Come un tempo, si dice, nell'alta Creta il Labirinto
aveva un passaggio coperto da buie pareti ed un doppio
inganno con le mille vie, per dove un incomprensibile 
ed irripetibile intrico rompeva i segnali del proseguire;
non diversamente i figli dei Teucri bloccano di corsa
i passaggi ed intrecciano fughe e scontri per gioco,
simili ai delfini, che nuotando per gli umidi mari
solcano il mare Carpatico e Libico e giocano nell'onde.
Ascanio per primo ripeté questo tipo di corsa
e queste gare, cingendo di mura Alba Longa,
ed istruì gli antichi Latini a celebrarli,
nel modo in cui lui da ragazzo, e con lui la gioventù troiana;
Gli Albani insegnarono ai loro; di qui poi la grandissima
Roma imparò e conservò il rito dei padri;
ora si chiama "Troia" ed i ragazzi "schiera troiana".
Fin qui le gare celebrate per il divino padre.


Stiamo seguendo Enea che, dopo il racconto del duro contrasto tra l’amore appassionato per Didone e i richiami degli dèi perché compisse il proprio dovere (IV libro), è ora sbarcato in Sicilia, e si trova in quel di Drèpano proprio nei giorni del primo anniversario della morte di Anchise. Da buon figlio, onora la memoria del padre con la massima generosità, che comprende, oltre ai riti religiosi sulla tomba paterna, l’indizione di ricchi giochi funebri, per la gioia di Troiani e di Siciliani.
Si sono già svolte le gare previste: la grande regata che ha impegnato gli equipaggi di quattro navi, la gara di corsa vinta da Eurialo, il duello pugilistico sorprendentemente vinto dall’anziano Entello, la gara di tiro con l’arco che ha visto coronare l’amico Aceste, grazie a un favorevole prodigio degli dèi. Bisogna dire che questo è certamente un giorno di vera gioia per Enea, con alcuni passaggi delle gare addirittura esilaranti per tutto il popolo troiano al suo seguito e per gli amici siciliani di origine troiana, del popolo di Aceste.
E viene il momento conclusivo dei giochi funebri: la giostra dei giovani cavalieri troiani, che sembra quasi una “sorpresa” preparata da Enea e Ascanio all’insaputa degli altri. Non era stata nominata nel “programma” indicato da Enea ai versi 66 – 70, dove egli aveva elencato: “indirò ai Teucri per prima la gara delle veloci navi; / chi vale nella corsa a piedi e chi, audace di forze, / avanza migliore nel giavellotto e nelle agili frecce, / chi osa attaccare battaglia col rude cesto, / si presentino tutti, e aspettino i meritati premi della palma.”
Narrativamente, si tratta di un episodio molto significativo nel contesto della celebrazione del pater Anchise: infatti, ci troviamo di fronte alla presentazione in pubblico dei giovani, che per la prima volta (non lo hanno certo potuto fare durante le peregrinazioni per il Mediterraneo, né a Cartagine) dimostrano di “essere grandi” sotto gli occhi dei genitori (ante ora parentum). Le sfumature psicologiche sono molteplici e ben caratterizzate da Virgilio: i giovani “cresciuti”, a cavallo lucent, e più sotto fulgent; la gioventù troiana e sicula che osserva la parata fremit, i Dardanidi “anziani” Excipiunt plausu pavidos gaudentque tuentes: in quest’ultimo verso i termini sono quasi tutti “connotati” emotivamente; in sintesi, i giovani si sentono laeti, come dice il verso successivo, ed avviene quella tipica situazione in cui i grandi riconoscono nei ragazzi i tratti somatici degli avi, spesso ormai scomparsi (veterum... agnoscunt ora parentum): “Come assomiglia al nonno... alla nonna...!”
 Che rilievo hanno per la trama complessiva dell’Eneide tutta questa commozione e questa gioia? Certamente esse sono legate al significato simbolico profondo della giostra: in sostanza, si tratta di una visualizzazione del “passaggio generazionale”, realizzata per giunta proprio in occasione della celebrazione dell’avo defunto. E’ la “presentazione in società” (maschile) dei giovani che diventano grandi e lo dimostrano evidenziando le loro capacità di combattimento a cavallo.
Incastonata in questo quadro felice troviamo una gemma che ci risulterà molto significativa: la prima schiera è guidata da... Priamo! Un sussulto emotivo è più che giustificato per il lettore medio. Ancor più ci stupirà questo nome se siamo stati attenti a quel fil rouge che abbiamo seguito nelle letture precedenti dell’Eneide. E resteremo commossi dall’apostrofe che ci svela l’origine di tale giovane: “...Priamus, tua clara, Polite, / progenies”. Dunque questo nuovo Priamo è il figlio di Polite! Quel Polite che abbiamo visto uccidere da Pirro Nettòlemo sotto gli occhi di nonno Priamo. Polite che Virgilio sembra confortare, tramite la suddetta apostrofe, figura retorica quanto mai opportuna in questa sede: essa segnala infatti un “dialogo in corso” tra l’autore e il personaggio apparentemente minore, ma portatore di un significato importante. E’ evidente pure quanto sia ben scelto il momento di tale “rivelazione”: il contesto è quello che maggiormente valorizza la genealogia, la celebrazione della stirpe nella sua perpetuazione attraverso le nuove generazioni che diventano adulte (o almeno adolescenti).
Se siamo lettori attenti, troviamo un’ulteriore conferma del legame tra questo passo e il II libro: la iunctura “ante ora parentum”, che qui ricorre per ben due volte in una ventina di versi... era presente pure nell’episodio della morte di Polite sotto gli occhi di Priamo nel II libro: ut tandem ante oculos evasit et ora parentum, /  concidit ac multo vitam cum sanguine fudit. Risuona inoltre il termine oculos, che richiama lo stesso “gioco di sguardi” nei versi Postquam omnem laeti consessum oculosque suorum / lustravere in equis...
Ancora una volta, tra le righe dell’Eneide, in un piccolo particolare, stiamo riscontrando una sommessa risposta che la storia fornisce all’autore: potremmo pure noi ripetere a Virgilio a mo’ di affermazione quella che era stata la domanda di Priamo nel momento terribile della fine di Troia: est pietas quae talia curet! La stirpe di Priamo non è distrutta, nonostante gli innumerevoli figli uccisi sotto i suoi occhi; nonostante Ettore, Polite, Polidoro... e mentre nel III libro avevamo scoperto, nell’incontro di Enea con Andromaca, che Pirro Neottòlemo ha subito una sorta di contrappasso venendo ucciso ad aras, ora ci rendiamo conto che un novello Priamo guida una delle tre schiere di giovani speranze, che costituiranno il futuro della nuova città.
Una nuova tessera preziosa in un mosaico che pian piano prende forma.